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L’idea e il segno progettuale subiscono delle prove artistiche e sperimentali entrando nella scenografia e l’idea subisce delle alterazioni e cambiamenti col rapporto con i committenti.

Si realizza la tecno scenografia: cioè la sintesi tra forme e caratterizzazioni tecnologiche con le istituzioni artistiche e sperimentali. Si coniuga l’esperienza della progettazione architettonica con la mescolanza di materiali scenografici; linguaggio architettonico come ricerca di tendenza innovativa che va avanti, che cerca le anticipazioni rispetto a quelli che saranno i segni che porteranno delle evoluzioni del segno stesso. La funzione deve governare la forma e l’architettura/scenografia deve diventare la distribuzione delle forme. La forma, derivata esattamente da un’analisi strutturale. Nelle costruzioni si prediligono strutture in ferro che permettono un’ossatura relativamente leggera con trasparenti in vetro e plex, fogli in alluminio o materiali con spessori esigui, lastre di varia natura, no strutture massicce ma snelle. L’essenzialità dell’idea da al progetto un carattere di personalità: una carpenteria di base permette di esercitare nelle progettazioni tutte le libertà espressive, strutture più flessibili, trasparenti, immateriali.

Attraverso l’analisi dei miei lavori, mi sono reso conto di ritornare subliminalmente a condizionamenti estetici con imprimatur rispetto la struttura, alla forma, all’espressione visiva. La struttura ha degli imprimatur nell’architettura caratterizzata dall’avvento del ferro forgiato (1860/1930) e dall’acciaio con strutture flessibili e solide a vista, o con colate di calcestruzzo che danno agli edifici un aspetto molto più fluido: Mackintosh, Eiffel; Mies Van der Rohe, Saarinen, Kenzo Tange ed oggi Calatrava.

La forma ha degli imprimatur verso la sinuosità di Gaudì, verso l’essenzialità di Aalto, l’ecletticismo di Piano. L’ espressione visiva ha degli imprimatur nella Pop Art e soprattutto in Warhol.

Il segno artistico scenografico come linguaggio, elaborazione di un linguaggio collegato alla conoscenza del mezzo televisivo.

RICCARDOBOCCHINIARCHITETTO